Oggetto dell’appuntamento del mese di Settembre della rubrica Cinema Paradiso è il film “Chiamami col tuo nome” del regista palermitano Luca Guadagnino, che gli è valso la candidatura a tre Golden Globe, quattro Premi BAFTA e quattro Premi Oscar.

Tratto dal libro di Andrè Anciman, il film è ambientato durante una calda estate del 1983 nello sfondo delle campagne cremasche i cui colori accesi e vivaci sono sapientemente risaltati da una studiata e raffinata regia. Nessun oggetto è posto lì per caso, dalle riviste nelle edicole scelte accuratamente nel rispetto del contesto storico nella quale è ambientato il film, ai cartelloni sbiaditi delle elezioni politiche dell’83.

Il film è una piccola finestra che si affaccia sulla vita del diciassettenne italo-francoamericano Elio Perlman, ragazzo introverso con uno spiccato talento per la musica ed una grande passione per la letteratura. Figlio di genitori dall’acuto intelletto, Elio si ritroverà a trascorrere la sua estate con l’ennesimo studente selezionato dal padre professore universitario ed archeologo, ospite della famiglia per approfondire lo studio delle Belle Arti e completare la sua tesi di dottorato. Si tratta del sensuale e carismatico Oliver, ventiquattrenne spigliato e spesso sfuggente che eserciterà sul giovane adolescente un fascino particolare.

È una storia che si impegna a scavare nella personalità dei protagonisti fittamente caratterizzati, dall’esperienza del primo innamoramento, alla scoperta di sé e della propria sessualità. Tocca le corde dell’anima con intensità ma estrema delicatezza.

Chiamami col tuo nome ed io ti chiamerò col mio” è ciò che dice Oliver ad Elio e rappresenta una delle più belle dichiarazioni d’amore, dove la fusione con l’altro diventa tanto forte ed intima da farli diventare una cosa sola.

La sensualità dei gesti e dei movimenti, regala alla pellicola unicità ed eleganza grazie agli attori protagonisti Armie Hammer (Oliver) e Timothée Chalamet (Elio).

Un plauso merita anche la colonna sonora, Mistery of love composta appositamente per la pellicola da Sufjan Stevens (designato da Guadagnino che era alla ricerca di un “narratore emotivo” per il suo film.), utilizzando come chiave il punto di vista di Elio.

Da non dimenticare lo spessore dei dialoghi, ben strutturati, che accompagnano lo spettatore all’interno di una narrazione lenta ma mai noiosa, che dipinge un ritratto nella quale chiunque può vedersi raffigurato.

Serena Saitta