Ci sono persone che riescono a trasformare un semplice gomitolo di lana in qualcosa di molto più grande. Non soltanto uno scialle, una coperta o un manufatto fatto a mano; ma un legame, un gesto d’affetto, un’occasione per stare insieme. Anita è una di queste.
Abbiamo avuto il piacere di incontrarla e intervistarla a casa sua, dove ci ha aperto le porte della sua storia, mostrandoci alcune delle creazioni che custodisce con più affetto. Tra queste ci sono i lavori all’uncinetto realizzati dalla nonna Giovanna, dalla quale ha imparato i primi segreti di quest’arte, e i preziosi manufatti in lana realizzati dalla nonna Vincenza, nonna di suo marito, testimonianze di un sapere antico che attraversa le generazioni e continua ancora oggi a vivere nelle sue mani.
La sua passione nasce da bambina. All’inizio lavorare a maglia era quasi un passatempo suggerito dagli adulti, un modo per tenere occupate le mani e il tempo. Crescendo è diventato un hobby, fino a trasformarsi, negli anni, in qualcosa di molto più profondo: una vera passione e una forma di benessere personale. Anita racconta come il ritmo dell’uncinetto e dei ferri accompagni naturalmente la respirazione, favorisca la concentrazione e aiuti ad allontanare stress e pensieri. Ogni punto richiede attenzione, pazienza e presenza. È un tempo lento, che insegna ad ascoltare se stessi mentre le mani costruiscono qualcosa di concreto. Una piccola terapia quotidiana che, senza quasi accorgersene, restituisce serenità.
Il Knit Café della Pro Loco è nato quasi per caso, proprio come spesso nascono le idee più belle. Anita era andata a trovare Lucia, vicepresidente della nostra associazione, portando con sé uncinetto e gomitoli per insegnarle i primi rudimenti. Da quella semplice lezione casalinga è nata l’idea di aprire le porte di Palazzo Fiorini-Virzì e condividere questa esperienza con tutta la comunità. I primi incontri sono stati spontanei e improvvisati. Oggi quel piccolo seme è diventato un gruppo numeroso, affiatato e pieno di entusiasmo. Le partecipanti — che con affetto si definiscono “knittine” — attendono con gioia l’appuntamento del mercoledì, organizzano i propri impegni pur di esserci e condividono due ore che vanno ben oltre il semplice lavoro a maglia.
Il gruppo è sorprendentemente eterogeneo. Ci sono signore che hanno riscoperto delle conoscenze passate, ragazze che desiderano imparare un’arte quasi dimenticata e persino bambine che già realizzano con orgoglio le loro prime catenelle. Ognuna procede con il proprio ritmo, ma tutte crescono insieme. Anita ci ha confidato che, al termine di ogni incontro, torna a casa con il cuore pieno. Non soltanto per ciò che ha insegnato, ma soprattutto per ciò che riceve. Ogni mercoledì diventa un’occasione per conoscere meglio le persone, ascoltare le loro storie e, allo stesso tempo, scoprire qualcosa in più anche di se stessa. È uno scambio continuo di esperienze, emozioni e umanità.
Anita continua a non voler essere chiamata maestra. Eppure lo è, con l’uncinetto come nella vita. In questi mesi si è impegnata affinché il Knit Café diventasse un gruppo sempre più autonomo, coltivando nuove figure di riferimento che potessero accompagnare il cammino del corso anche quando, per necessità, lei non fosse presente. Così sono emerse l’intraprendente Graziella e la dolcissima Lucia, oggi preziosi punti di riferimento per il gruppo. Anita, però, ci tiene a ricordare che il Knit Café non si regge su una sola persona: per lei ogni donna che partecipa è importante quanto una mattonella di una coperta granny. Da sola una mattonella è bella, ma è solo unite alle altre che nasce qualcosa di davvero caldo, forte e capace di abbracciare chi ne ha bisogno.
Tra i momenti più attesi del Knit Café c’è quello della pausa lettura, ideato e curato dalla volontaria Roberta Russo. A metà incontro i gomitoli si fermano per qualche minuto, caffè e biscotti accompagnano la conversazione e qualcuno dà voce a un brano scelto: può essere una pagina di un libro, un articolo, una poesia oppure una semplice frase o un aforisma scoperto sui social e capace di far riflettere. Da quelle parole nascono dialoghi spontanei, ricordi, confronti e riflessioni condivise. È un momento semplice ma prezioso, che ricorda come nutrire la mente e il cuore sia importante quanto allenare le mani.
Durante l’intervista Anita ha condiviso anche una riflessione carica di dolce nostalgia. Ha ricordato la Bronte della sua infanzia, quando le vanelle si riempivano di sedie nelle sere d’estate, di altari e fiori durante il passaggio del Corpus Domini, di uomini e donne che trascorrevano il tempo insieme. Le signore lavoravano a maglia davanti alle porte di casa, trasmettendo naturalmente ciò che sapevano alle generazioni più giovani. Si faceva cuttigghio, si chiacchierava, si rideva, si condividevano pensieri, fatiche e giornate. Era una quotidianità fatta di presenza reciproca, di vicinanza autentica, di compagnia. Oggi invece viviamo in un tempo che sembra aver accorciato le distanze grazie alla tecnologia, ma che spesso ci lascia più soli. Siamo continuamente connessi, eppure capita di sentirsi lontani gli uni dagli altri. È anche per questo che Anita ha fortemente desiderato il Knit Café: non semplicemente un corso di uncinetto, ma uno spazio dove ritrovare il piacere dello stare insieme, del parlare guardandosi negli occhi, del costruire relazioni mentre, punto dopo punto, si costruisce anche qualcosa con le proprie mani. Un luogo dove ciascuno può sentirsi accolto e dove il tempo torna ad avere il ritmo delle persone.
Da questa esperienza è nato anche un importante progetto sociale. Dopo i primi mesi, da febbraio a giugno, dedicati all’apprendimento e alla crescita comune, le knittine hanno deciso che era arrivato il momento di mettere il loro sapere al servizio degli altri. Nelle prossime settimane realizzeranno scialli e coperte scaldagambe che saranno donati agli ospiti di una casa di cura del nostro paese in occasione della Festa dei Nonni (2 ottobre prossimo). Ma il dono non sarà soltanto il manufatto: l’idea è quella di trascorrere insieme un pomeriggio con gli anziani, condividere sorrisi, ascoltare le loro storie, fare festa e regalare loro un po’ di quella compagnia che spesso rappresenta il dono più prezioso. Perché una coperta può scaldare il corpo, ma una visita sincera riesce a scaldare il cuore.
La nostra associazione ha accolto con entusiasmo questa iniziativa, sostenendo il progetto con la donazione della prestigiosa lana “Filati Tre Sfere”, che verrà utilizzata per realizzare tutti i manufatti destinati agli anziani.
Anita guarda già al futuro. Il suo desiderio è che anche gli uomini, come avviene ormai in molti Knit Café del Nord Italia e del resto d’Europa, possano avvicinarsi senza timore all’arte della lavorazione della lana, contribuendo ad arricchire ulteriormente questo spazio di incontro e condivisione.
Anche noi condividiamo questo auspicio. Ci auguriamo che il Knit Café continui a crescere, che nuovi progetti solidali possano nascere da questi gomitoli e che sempre più persone scelgano di dedicare qualche ora del proprio tempo agli altri, riscoprendo il valore delle relazioni, della manualità e della comunità.
Ringraziamo Anita per aver condiviso con noi la sua storia, la sua sensibilità e il suo instancabile spirito di volontariato.
L’invito è aperto a tutti:
il Knit Café vi aspetta ogni mercoledì, dalle 18:00 alle 20:00, presso l’Aula Gea di Palazzo Fiorini-Virzì.
Perché, a volte, basta un filo di lana per ricucire il senso più autentico dello stare insieme.
Scritto dal volontario Nunzio Lupica





