Come ormai saprete, di mese in mese selezioneremo un’opera presente nella Pinacoteca e ve la presenteremo. Per l’appuntamento mensile con la nostra rubrica “Viaggio nella Pinacoteca Sciavarrello” abbiamo scelto un quadro di Enrico Paolucci intitolato “Composizione”. Nella speranza andiate presto a visitare la Pinacoteca Sciavarrello, vi auguriamo buona lettura!

L’artista

Enrico Paulucci (Genova 1901 – Torino 1999 ) è stato un pittore italiano, uno dei componenti del Gruppo dei “Sei di Torino”. I soggetti raffigurati nelle opere sono: paesaggi, figure, marine, nature morte. Le tecniche principali sono: olio, gouache; cura molto anche la grafica (penna, matita, litografia, acquaforte). Paulucci si è dedicato, oltre all’attività di incisore, a quella di grafico pubblicitario, e a quella di scenografo teatrale e cinematografico collaborando con Mario Soldati, Carlo Levi, Alessandro Blasetti, Alberto Moravia, Bosio, Pavolini, e Giorgio Strehler con rappresentazioni alla Fenice di Venezia e in altri maggiori teatri italiani. L’ultimo film girato negli studi di Torino, “La duchessa di Parma” di Blasetti, si gira negli ambienti da lui disegnati. Inoltre, Paulucci, sollecitato da Gigi Chessa e da Persico, si concentra con una notevole produzione di studi critici anche sull’architettura, scrivendo saggi innovativi e di grande spessore. L’artista cerca di rendere comprensibile il suo percorso non solo con le opere ma anche con gli scritti che accompagnano la sua produzione, portando così avanti in contemporanea sia il lavoro di pittore che quello di scrittore.

L’opera

Nell’opera dal titolo Composizione di Paolucci vediamo subito come si oppone a quella falsa classicità e monumentalità caratterizzanti la produzione artistica legata al regime fascista, più precisamente, Novecento. Novecento fu un movimento messo a punto nel 1922 a Milano da Margherita Sarfatti, critica d’arte e amante di Mussolini. Si trattava di un’arte che mirava alla precisione e alla decisione del segno, alla plasticità di cose e figure e che allontanava dalla pittura tutto ciò che fosse oscuro, eccessivo e “straniero”. Invece le opere create da i “Sei di Torino” e quindi di Paolucci stesso guardavano alla pittura di Cèzanne, Matisse, i Macchioli, Manet. L’obiettivo dell’artista era elaborare una pittura incentrata esclusivamente sul colore, non più sul disegno e sul volume. Una pittura che attraverso la forza del colore intendeva rifiutare e denunciare gli aspetti propri dell’arte fascista.

Viaggio nella pinacoteca Sciavarrello: Enrico Paolucci-composizione