Torna la rubrica della Pro Loco Bronte a cura dell’Architetto Stefano Longhitano. Buona lettura.

In questa seconda pillola parleremo del “Tardo-Rinascimentale”, termine che non indica un vero e proprio stile, ma che piuttosto riguarda un adattamento degli stili classici e rinascimentali in uno stile più comune e semplice. Questo avviene come in tutte le correnti artistiche nel momento in cui si comincia a perdere la propria coerenza iniziale a sfavore di tutte le contaminazioni del periodo del luogo e per via delle nuove scoperte umanistiche e tecnologiche.

In qualche modo si arriva sempre ad un momento dove quello che si crede come metodo stile ecc.. comincia ad impoverirsi perché come tutto ha bisogno di innovazione e nuovo spirito d’avanguardia.
La semplificazione risulta a volte complessa da riconoscere, perché i principi rimangono come in ogni architettura: Ordini, griglie e stile, ma devono essere ricomposti in modo da risultare armoniosi, come ogni Architettura, però cambiando metodi di costruzioni, materiali e approccio con lo spazio. In altre parole, in una fase di passaggio tra uno stile affermato e la ricerca di uno nuovo, si cerca di ricreare il risultato spaziale precedente (come uno stesso genere musicale che si riconosce anche se suonato da artisti e modalità diverse), allo stesso modo nel tardo rinascimento si prova ad arrivare all’armonia dello spazio e della forma attraverso la composizione architettonica, ma cambiando quasi totalmente quella che era la fabbrica dell’edificio.
Si cominciavano ad adottare metodi di costruzione più rapidi, ma meno pregiati, permettendo costi minori per la costruzione prettamente strutturale, dando poi la possibilità agli artisti ed artigiani di compensare con stucchi e lavorazioni del legno, per restituire quell’armonia generale e spirituale che prima si riusciva ad ottenere solamente attraverso un minuzioso lavoro di costruzione, pensando al dettaglio finale fin da subito.

Possiamo dire che si pensava prima a creare un involucro passando poi in un secondo tempo a tutti gli aspetti esterni come facciata e volume, ed interni come stucchi e lavorazioni artistiche, quali capitelli volte ecc.
Si crea un distacco netto tra costruzione e rivestimento, che non viene più controllato in un insieme generale ma in una continua aggiunta di parti nelle parti.

Questo salto, che come obbiettivo si poneva di raggiungere degli standard di qualità/prezzo più bassi per il tipo di costruzioni in questione, quali chiese e conventi, ci porta si a soluzioni si accettabili, ma non di certo all’altezza di ciò che il Classico aveva raggiunto e esportato durante il Rinascimento in Italia e poi nel resto d’Europa.
Di fatto questo “stile” ebbe più fortuna in piccole cittadine dove i finanziamenti risultavano molto meno generosi rispetto a città più importanti, dimostrando di fatto che questo stile stava per cambiare definitivamente, ponendo le basi per quello che sarebbe la vera evoluzione del Classico, Il Barocco.
Esso appunto comincia a perdere la rigidità delle sue griglie pur mantenendo stili ed ordini, trasformandosi con linee più morbide e sinuose, come si stava già cominciando a fare nel tardo rinascimento con l’uso di sculture e bassorilievi in stucchi e legno.

Questo deve farci intendere come un Metodo o approccio spaziale, quando ritenuto praticamente perfetto rischia di racchiudersi in sé stesso, in un modo di pensare chiuso tra quelle griglie che non ci permetteranno di aprire la mente per rinnovarlo. E’ perciò sempre opportuno avere una visione dualistica delle cose, come potrebbe essere la doppia visione interna-esterna di un edificio, il quale può si rimanere identico per anni al proprio interno ma non può sottovalutare il fatto che fuori da esso il mondo andrà avanti cambiando inevitabilmente. E solo se un ordine generale armonizza le due cose si avrà continuità architettonica e spaziale in un contesto non solo particolare come una chiesa ma in uno urbanistico più ampio come piazze e strade.

Diciamo che, in modo magari poco poetico, ogni cosa che si avvicina alla perfezione, deve per forza ad un certo punto riuscire ad auto-distruggersi per poi rigenerarsi in qualcosa o più cose nuove, che intrinsecamente portano dietro e dentro sé i principi fondamentali della perfezione, piuttosto che aspirare a raggiungere la stessa.

Un esempio a sostegno di questa tipologia Architettonica che meglio si presta nella nostra cittadina Brontese è La chiesa e convento dei Padri Cappuccini.