Bentornati al nostro appuntamento con le “Pillole di architettura brontese”, quest’oggi parleremo di un altro edificio religioso alla quale la nostra cittadina è molto legata, il Santuario della Madonna Annunziata. Illustreremo brevemente qual è la storia del Santuario e quali caratteristiche architettoniche fanno di esso uno dei monumenti principi del nostro paese.

Il complesso architettonico si trova sul limite ovest del centro storico a chiusura di una delle parti più antiche del nostro paese e si apre su quella che è l’odierna Piazza Antonio Gagini, questo ampio spazio, antistante il portale d’ingresso, aiuta a riequilibrare le percezioni visive con il massiccio fronte del Santuario.

La storia della sua costruzione è naturalmente legata all’arrivo del gruppo scultoreo della Madonna Annunziata intorno al 1543, realizzata dal Gagini e voluta principalmente da Nicola Spedalieri per andare a creare quella unità popolana che la neonata comunità non poteva di certo ancora avere.
Sulla data di costruzione ci sono diverse versioni ma pochi documenti ufficiali, c’è chi sostiene che la costruzione della chiesa sia antecedente alla riunione dei 24 casali, a sostegno di questa tesi viene in aiuto il Radice che nelle sue Memorie storiche riporta il 1505 come data del primo matrimonio celebrato nella chiesa, secondo un registro dell’epoca. Radice riferisce anche che la campana pare riporti la dicitura “Ave Piena di Grazia – Fatta da Antonino Sagla nel 1535”.
Secondo altri la data del 1505 è solo un errore di scrittura, il primo matrimonio risalirebbe infatti al 1595, mentre appare molto difficile che venga fatta colare una campana nel 1535, considerando che il Santuario rimarrà sprovvisto di campanile fino al 1625, (molto più probabile è che la campana facesse parte della Chiesa di Santa Maria della Minerva prima che questa venisse trasformata in Chiesa Madre), quello che sembra certo è che prima dell’unificazione dei casali, nello spazio dove oggi sorge la Cappella del Cristo alla colonna all’interno del Santuario, sorgesse la Cappella dei Disciplinati, che venne quindi inglobata nella fabbrica e successivamente trasformata.

Passiamo ad analizzare l’architettura che la compone, l’esterno mostra una struttura ampia e possente dai lineamenti abbastanza semplici, figli della concezione architettonica dell’epoca ma soprattutto delle manovalanze locali.
Il fronte principale, che ingloba pure il piccolo oratorio di Maria e Gesù, appare liscio e privo di modanature, accanto vi è l’imponente campanile costruito nel 1625 che ricorda vagamente quello della chiesa Madre, anch’esso infatti finisce con una cuspide ed è impreziosito dalle paraste bugnate ma, a differenza di quello della matrice, consta di soli due marcapiani ed in sommità presenta una cornice in pietra lavica più ricercata.
Il tetto a capanna è composto da due capriate mentre il transetto è sormontato da una cupola emisferica, lungo i fronti laterali un cleristorio composto da quattro finestre per lato permette l’illuminazione dello spazio interno.

Di particolare bellezza è il portale d’ingresso di pietra arenaria che, nonostante risulti alquanto rovinato dal tempo e dalle intemperie, mostra ancora i rilievi di fiorame e di puttini e demoni che lo decorano, sopra il portale troviamo una lunetta a tutto sesto decorate con le immagini dell’arrivo delle due statue nel piazzale antistante la chiesa, a sovrastare il portale d’ingresso vi è una finestra con cornici in pietra lavica ed un timpano triangolare.

Alla prossima pillola dove parleremo dello spazio interno con i suoi bellissimi altari, le cappelle ed un accenno all’oratorio di Maria e di Gesù.

Arch. Daniele Mirenda