Bentornati alle nostre “Pillole di Architettura Brontese”. In questo secondo appuntamento parleremo del Razionalismo Italiano.
Come ricorderete dalla pillola precedente, tra la fine ‘800 ed inizio del ‘900 si innescano dei processi di rinnovamento architettonico e stilistico che portano infine al movimento moderno, ossia il fermento di tutte quelle avanguardie che, in maniera diversa, avrebbero condotto ad una netta rottura con gli stili architettonici del passato.
In quest’ambito non possiamo non citare il Futurismo ed il suo principale esponente: Antonio Sant’Elia.
Col futurismo il concetto di architettura si amplia andando ad inficiare anche lo spazio urbano; i suoi disegni, rigorosamente in prospettiva, rappresentano modelli di città dinamiche, in continuo movimento e sviluppo tecnologico.
Purtroppo Sant’Elia muore durante la prima guerra mondiale e con la sua dipartita il futurismo perde la sua carica innovatrice.
A raccogliere l’eredità (seppur in aperto contrasto col futurismo) sarà il “Razionalismo Italiano”.
L’obiettivo del razionalismo italiano era quello di raggiungere una sintesi tra i valori del classicismo italico e la logica strutturale della cosiddetta “epoca della macchina”. Vi è un lento abbandono dei futili ornamenti di facciata in favore di elementi semplici e lineari, l’espressione rappresentativa spesso si limita alle entrate degli edifici con colonnati, bassorilievi e fregi recanti scritte. Lo spazio volumetrico, gli ingombri e le aperture invece vengono pensati attraverso una fitta relazione di rapporti armonici, il tutto coerentemente col concetto di visione classica di cui parlavamo prima, ma attualizzato ad un periodo che, anche grazie allo sviluppo tecnologico, chiedeva una chiave di lettura di tipo “funzionalista”.
Come per il Liberty, Bronte non possiede svariate prove di Razionalismo Italiano, ma presenta piuttosto qualche piccolo esempio, come l’attuale sede della Scuola elementare “N. Spedalieri”, che contribuisce ad arricchire l’interesse verso il patrimonio architettonico che il nostro paese ci offre.

Scritto e illustrato da Daniele Mirenda





