Secondo appuntamento con la rubrica filosofica della Pro Loco Bronte, curata dal Presidente Dario Longhitano: liberi di pensare e di fare, è arrivato il tempo di filosofeggiare. Buona lettura.
Quando la mia mente percepisce un senso leggero di nostalgia, apro un libro che ho già letto e mi lascio cadere nel divano a pensare, questa sera ho (ri)trovato tra le mie mani questo libro “la Tranquillità dell’animo” scritto da Seneca; Con senso storico e biografico riporto la sua data di nascita e il suo anno di morte – 4 a.C. circa Lucio Annèo Seneca nasceva a Cordova da ricca famiglia equestre, morì suicida nel 65 d.C. – il ricordo storico di un filosofo forse riesce a far percepire la contraddizione di osservare il tempo come una medicina.
Inizio a sfogliare il libro, a volte rileggo frasi come se non lo/e avessi mai letto/e (mentre) a volte ricordo frasi a memoria, continuo e mi soffermo su un particolare periodo (lessicale) che desta in me una condizione anacronistica del mio “Io interiore” sono tornato a 2000 anni fa o Seneca appartiene a quest’era? … Egli scriveva: “Frattanto va esposto alla vista di tutti il male nella sua interezza, e ciascuno potrà riconoscere la parte che è sua; tu capirai subito quanto minor imbarazzo costi a te il disprezzo di te stesso rispetto a quanti, legati a una professione di immagine e affaticati dal peso della loro alta dignità ufficiale, sono costretti a recitare una parte dal pudore più che dalla volontà…”. Dare un senso ad un pensiero filosofico è un arduo compito, ma credo che la lettura sia una riflessione interna, di un pensiero tramandato a noi da una delle scoperte più grandi della scienza la scrittura. Oggi leggendo e cercando di interpretare il pensiero di Filosofi come Seneca, con grande umiltà, possiamo percepire un senso di vertigine nel trovarci a riconoscere o controbattere ad un nuovo, vecchio solo di 2000 anni, modo di vedere la vita reale. Chi possiede così tanta qualità da non lasciarsi trasportare da parole e frasi piene di enfasi?
“Il male – recitare una parte – Volontà”: queste tre parole sono solo la base di un’evoluzione di pensiero che parte da 2000 anni fa e oggi cerca il modo di esprimersi dentro di noi, cioè nei nostri pensieri; prendete voi ciò che vi colpisce più del testo riportato, credetemi, non è un pensiero da tenere in un cassetto come gli oggetti da non utilizzare più; l’arte in tutte le sue forme visive, compresa la letteratura, è la fonte di una scienza che non può fermarsi all’oggettività di una foto come un fermo-tempo .. l’evoluzione di cui abbiamo tanto bisogno è già scritta, dobbiamo dargli una forma perché il futuro è la percezione reale dei nostri pensieri attuali. Spero di non annoiarvi… ma la nostra semplice sensazione di vita è una scia, come le comete orbitiamo intorno ad un sole che ci guida e non ci fa cadere per la forza di gravità. Dare un nome a questo sole riempie la nostra vita di colori. Ma forse queste frasi destano solo un pensiero a chi “uomo vero si crede”: è solo filosofia… Ricordo a chi vuole percepirlo, che solo pensieri condivisi hanno cambiato le nostre civiltà, le nostre culture, le nostre percezioni, la nostra vita quindi a chi crede che il pensiero sia rilegato alla realtà si sbaglia di grosso. L’unica verità è il contrario, cioè : “che la realtà è figlia del pensiero”.
Concludo con chi ha ispirato in me questa scrittura. Seneca diceva: “La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. Perciò, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita non alla lunghezza” . Grazie Seneca.
Dario Longhitano





