Si possono enunciare numerosi aggettivi per descrivere Vittorio Sgarbi: permaloso, irritante, polemico o semplicemente si può pensare che sia un prodotto costruito ad arte per aumentare la percentuale di share dei vari talk show. Una cosa è certa, però: in fatto di arte e sulla capacità di descriverne l’essenza, è uno dei pochi a saper primeggiare in Europa. La prova inconfutabile sta nella realizzazione del Museo della Follia all’interno del Castello Ursino di Catania (il quale, nell’ultimi due anni è stato sede di esposizione per i più importanti artisti, da Picasso a Chagall), raccogliendo a sé le più rappresentative opere di Antonio Ligabue, artista che forse più d’ogni altro è espressione di quel genio che tocca i vertici della follia con incredibile ferocia (non è un caso il fatto che raffigurasse numerose tigri come soggetti dei propri dipinti) dai colori intensi e variopinti.
Forse sarà stata una scelta di Sgarbi quella di racchiudere nella prima parte della mostra, i dipinti di Ligabue per poi passare in un’atmosfera decisamente più “Dark”, ovvero quella che si predispone nelle raffigurazioni in cartone pressato dei disegni di Pietro Ghizzardi: un colore più tenebroso, un atteggiamento a voler cogliere in pieno il concetto di follia come il lato oscuro della nostra mente (parafrasando i Pink Floyd).
Nel mezzo, ecco il colpo di genio: una serie d’immagini, di figure, di disegni che esprimono la follia dal punto di vista storico, basti pensare al quadro di Ofelia, infelice protagonista dell’Amleto, fino alle fotografie degli ultimi centri di salute mentale, dove, attraverso piccoli oggetti dal valore di per sé insignificante (cucchiai, giornali, etc.), i pazienti di questi luoghi attribuivano un significato di valore assoluto.
La mostra sarà aperta fino a domenica 23 ottobre.
Consigliamo a tutti di vedere qualcosa di veramente unico.





