Bentornati al nostro appuntamento con le Pillole di architettura brontese.
Quest’oggi continueremo il discorso sull’edificio che fa città analizzando una delle chiese alla quale più di tutti la comunità si sente legata, sia per storia che per devozione: la chiesa della Santissima Trinità, nota anche come ‘a Matrici. L’analisi della chiesa madre occuperà due pillole, non basterebbe, infatti, una sola pillola per approfondire bene gli elementi storico-architettonici che la contraddistinguono.

L’odierna chiesa della Santissima Trinità è frutto dell’unione, avvenuta tra il 1505 ed il 1579, di due edifici precedenti: la chiesa di Santa Maria e la chiesa della Trinità. La prima, più ampia ed in stile normanno, occupava lo spazio delle odierne tre navate, con l’abside posizionata dove si trova il portale d’ingresso dell’edificio attuale. La seconda, più piccola e probabilmente più antica, occupava lo spazio dell’odierno transetto, l’ingresso si trovava sul fronte dove oggi abbiamo l’altare del Crocifisso.

L’esterno rappresenta in pieno la vocazione contadina del borgo: l’ingresso sul lato Est ci presenta una facciata semplice, con portale in conci di pietra lavica sopra il quale vi è una finestra con cornici, anch’essa in pietra lavica. A sinistra troviamo il campanile, edificato subito dopo l’unione dei ventiquattro casali – l’inizio dei lavori è attestato al 1579 – e stilisticamente scollegato dal resto della fabbrica. Il campanile presenta delle possenti paraste agli angoli, tre marcapiani in pietra lavica, leggermente aggettanti, spezzano il fondo di intonacato creando ritmo e dando slancio verso l’alto dove incontriamo la merlatura – sempre in pietra – a coronare la struttura. Delle monofore a tutto sesto completano il disegno.

Sulla parete nord, a destra del portale centrale, è possibile vedere lo spigolo dell’antica chiesa di Santa Maria, ma soprattutto un piccolo gioiello, i resti di un antico portale murato, tra le componenti più antiche della chiesa, di forma ogivale, in conci di pietra calcarea con un mascherone umano in chiave di volta. Anche sul lato sud troviamo un antico portale – anche questo murato – con delle semicolonne e un’architrave in pietra verdognola, accompagnato da finestrelle ad arco ogivale in pietra arenaria.

Nella prossima pillola parleremo dello spazio interno della chiesa, della divisione volumetrica e, soprattutto, dei tesori che impreziosiscono la nostra chiesa madre.

Scritto e illustrato da Daniele Mirenda