Bentornati al consueto appuntamento con le pillole di architettura brontese, dovo aver affrontato il discorso riguardante il Genius Loci, quest’oggi vorrei approfondire un concetto tanto caro all’architettura che potremmo sintetizzare come “L’edificio che fa città”, ovvero quegli edifici, monumenti o architetture che da sole raccontano, incarnano e rappresentano la città che li contiene.

In quest’ambito mi sembrava doveroso menzionare il nostro REAL COLLEGIO CAPIZZI.

Ma prima qualche cenno storico:
L’idea che Bronte dovesse essere dotato di un luogo di studio atto ad incentivare il fervore culturale che si avvertiva in tutta la Sicilia era chiaro nella mente del Ven. Ignazio Capizzi, il quale era anche a conoscenza delle enormi difficoltà che un ragazzo, dalle umili origini nelle periferie culturali, avrebbe incontrato nel suo percorso formativo (avendolo provato in prima persona).
Così già nel 1760 manifestava tale desiderio ai suoi superiori andando a descrivere le difficoltà, i costi ed i viaggi che avrebbe dovuto sobbarcarsi qualsiasi aspirante studente brontese.

Ci vollero 14 anni prima che nel maggio del 1774 venisse posata la prima pietra, dando il via ai lavori di costruzione che, seguendo il progetto dell’architetto Sac. Marguglia, furono ultimati nel 1778.

Ma vediamo di analizzare un po’ la struttura.
Il corpo fabbrica, ampio tanto da occupare l’intero isolato, è a pianta quadrata con quattro cortili interni, la lunga facciata principale è divisa in due parti dal prospetto della Chiesa del Sacro cuore (prima vi era la Cappella di San Rocco), alla sinistra della quale vi è la parte più moderna del collegio, eretta a fine ottocento in seguito alla demolizione di edifici accostati al collegio stesso chee liberando un ampio spazio permisero la realizzazione anche dell’odierna Via Cardinale De Luca.
Alla destra della facciata del Sacro Cuore troviamo la parte più antica del collegio, eretta appunto nel 1778 e con una spiccata bicromia a caratterizzarla, salta subito all’occhio infatti il contrasto tra le finiture murarie di un bel rosso granata e le cornici delle aperture e dei cornicioni in pietra lavica.

È la facciata stessa a dirci qualcosa sulla struttura, con il cornicione marcapiano che indica la divisione della volumetria in due piani fuori terra (più un piano semi-interrato).
Sempre studiando la facciata potremo notare il primo ordine di finestre ad arco, intervallate a ritmo regolare con delle decorazioni a parete, ad arco sono anche i due portoni per gli ingressi principali, superando il cornicione marcapiano in pietra lavica finemente decorato, arriviamo al piano superiore dove possiamo ritrovare un identico ritmo “finestra-decorazione-finestra”, differente invece è la forma delle finestre, questa volta ad architrave anch’esso finemente decorato e sormontato da una sorta di trabeazione con motivi floreali e una conchiglia al centro.

Il coronamento della facciata è composto da una balaustra  che poggia su un cornicione aggettante.

Ci sarebbero molte cose da approfondire, informazioni per la quale non basterebbe lo spazio delle pillole, per cui spero tanto che questa lettura vi abbia incuriosito al punto di andare a fare una visita alla struttura per vedere ed analizzare personalmente i segreti dell’architettura del Real Collegio Capizzi.

Scritto e illustrato da Daniele Mirenda