Bentornati al nostro appuntamento con le “pillole” di Architettura brontese. Quest’oggi riprenderemo il discorso, affrontato nella pillola precedente sul Genius Loci andando ad approfondire uno degli aspetti che più lo caratterizza: la ricorsività dei tipi edilizi nella parte più antica del centro storico.

Ma che cos’è la “Tipologia edilizia”?
Per tipo edilizio si intende l’insieme delle peculiarità che costituiscono il fabbricato, riassumendo caratteri invarianti in più edifici. Possiamo dividere questi caratteri in distributivi e costruttivi.
I caratteri distributivi indicano come si sviluppano gli ambienti tipici di una particolare destinazione d’uso, lo schema distributivo rappresenta il modo in cui questi spazi si relazionano tra loro. I caratteri costruttivi sono i mezzi e le tecnologie che permettono la costruzione degli spazi.

Le tipologie edilizie presenti sul territorio sono molteplici, mi sembra giusto però porre la nostra attenzione non tanto ai palazzetti di pregio architettonico siti nel corso Umberto, ma a quei fenomeni abitativi i quali, con la loro aggregazione nel tempo, hanno realizzato i vari quartieri che sorgono a corollario della via principale del centro storico.

Andando a catalogare il tipo edilizio possiamo parlare di “case a schiera”, edifici a due piani che si sviluppano autonomamente con funzioni distribuite in stalla e magazzino al piano terra, spazi abitativi al primo piano, scala rigorosamente esterna all’abitato (per guadagnare spazio abitabile al primo piano e tenere gli ingressi separati per le diverse funzionalità), muri portanti dallo spessore notevole, due dei quali in comune con l’edificio direttamente accostato e dello stesso tipo edilizio, tetto a doppia falda con copertura in “coppi” e unica bucatura finestrata o, in alcuni rari casi, doppia finestra sul fronte principale.

Il fatto che “la casa a schiera” si sia sviluppata in maniera considerevole nel nostro centro storico denota come in passato era proprio questo il tipo edilizio che rispondeva meglio alle esigenze abitative di intere famiglie che, non avendo enormi possibilità economiche, avevano sviluppato autonomamente una logica costruttiva comune, generando quindi quello di cui si parlava nella pillola precedente, ossia un sapere comune tramandato alle generazioni successive e che, per i motivi che già conosciamo, concorrono a creare il genius loci del nostro territorio.

Scritto e illustrato da Daniele Mirenda