Ritorna la rubrica della Pro Loco Bronte dedicata alla discografia italiana: 33 giri. Con cadenza mensile vi suggeriremo un disco da ascoltare, tra il pressoché infinito archivio musicale italiano. La musica scandisce quotidianamente momenti, emozioni, pause ed azioni, fornendo una colonna sonora alle nostre vite e, seppur distrattamente, è significativamente probabile che ad un ricordo importante sia associata una canzone. Proveremo a compiere insieme, tra le righe del nostro sito, un viaggio libero da vincoli di genere musicale o periodo, ma più legato alle emozioni che il disco di volta in volta scelto ha suscitato in noi, senza tralasciare le chiavi di lettura dei brani che compongono l’album analizzato.

Il secondo appuntamento è dedicato a “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori, album pubblicato nel 1979 immediatamente dopo l’entusiasmante tournée del cantautore romano con Lucio Dalla, “Banana Republic”. Il disco è solo apparentemente, dato il titolo, un mero inno al tricolore e allo stivale, in realtà è un lungo viaggio in quell’Italia “derubata e colpita al cuore“, “nuda come sempre” che però malgrado tutto “resiste“, per citare alcuni versi della title track.

La prima traccia è la splendida “Capo d’Africa“, introdotta da un incipit strumentale che gradualmente conduce ai primi versi, quasi un manifesto di ciò che rappresenterà il disco per l’ascoltatore: “Capo d’Africa stanotte\si parte e si va via\lontani quel tanto che basta\per guadagnarsi la nostalgia“. Le parole di De Gregori riescono ad essere violente e al tempo stesso delicate, enigmatiche ma al contempo cristalline nella loro potenza di denuncia o narrazione. Ciò accade tanto in “Viva l’Italia” quanto in “L’ultima nave“, attualissima (quasi profetica) in taluni versi: “Dieci bambini magri magri e mezzo tozzo di pane\la nave per ora rimane al largo però mi è già passata la fame“. C’è spazio anche per il De Gregori intimista di “Stella, stellina”, prima di passare alle ultime tre canzoni che compongono l’album, “Viva l’Italia”, bellissima, iconica e intramontabile, “Gesù bambino“, inno antimilitarista e dai forti contenuti sociali – “Tu che conosci la stazione e tutti quelli che ci vanno a dormire\fagli avere un giorno l’occasione di potere anche loro partire\Partire senza biglietto, senza biglietto volare via\Per essere davvero liberi non occorre la ferrovia” – e “Terra e acqua“, ballata folk ispirata ad una canzone tradizionale del Polesine, quasi un grido o una preghiera contadina.

A quarant’anni dall’uscita, “Viva l’Italia” continua ad essere uno tra gli album più amati dagli estimatori del Principe della canzone italiana. Considerato un disco di transizione, post-età dell’oro\pre-anni ’80, il lavoro racchiude molti dei temi portanti della poetica di De Gregori. Gli strascichi degli anni di piombo e il desiderio di vivere un’epoca di maggiore coesione del Paese sono vivi tra i versi del cantautore romano e, seppur non si tratti dell’album più celebre o, probabilmente, di quello più acclamato dalla critica “Viva l’Italia” è il “disco giusto”, da ascoltare e riascoltare anche oggi, nel 2019.

Basta parole…buon ascolto.