Parte questo mese una nuova rubrica della Pro Loco Bronte: 33 giri. Con cadenza mensile vi suggeriremo un disco da ascoltare, tra il pressoché infinito archivio musicale italiano. La musica scandisce quotidianamente momenti, emozioni, pause ed azioni, fornendo una colonna sonora alle nostre vite e, seppur distrattamente, è significativamente probabile che ad un ricordo importante sia associata una canzone. Proveremo a compiere insieme, tra le righe del nostro sito, un viaggio libero da vincoli di genere musicale o periodo, ma più legato alle emozioni che il disco di volta in volta scelto ha suscitato in noi, senza tralasciare le chiavi di lettura dei brani che compongono l’album analizzato.

Il primo appuntamento è dedicato alle parole e alle note di Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano, 33 giri pubblicato nel 1976. Già il titolo, che rievoca la traccia d’apertura dell’album, è un perfetto sunto dell’arte del cantautore crotonese: apparentemente si tratta di un nonsense, in realtà è un “grido d’allarme” (sempre per citare una famosa canzone di Gaetano) di un uomo disorientato dai costumi della propria epoca (costumi dannatamente attuali). Chiunque non si sforzi a voler apparire differente, estroso a tutti i costi, anticonvenzionale o alternativo è figlio unico, solo nella propria normalità di pensiero e d’azione.
Si prosegue con “Sfiorivano le viole”, ricordo adolescenziale di un amore estivo e di un’attesa quasi infinita e snervante che si conclude con una folle divagazione storica tra «il marchese La Fayette» e «Michele Novaro che incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga». Da citare, all’interno di un LP davvero bellissimo e ricco di spunti musicali ed interpretativi, vi è senz’altro l’enigmatica “Berta filava”. Sono due le interpretazioni maggiormente discusse dai fan di Rino Gaetano: secondo alcuni, Berta non sarebbe altri che Aldo Moro intento a tessere in favore del “santo” Berlinguer per partorire il compromesso storico, il “bambino” appunto; la tesi alternativa rimanderebbe allo scandalo “Lockheed”, per una canzone apparentemente leggera ma perfetto paradigma della musica di Rino Gaetano, attuale e multidimensionale anche a distanza di quaranta anni. A chiusura del disco vi è la scanzonata “La zappa… il tridente, il rastrello, la forca, l’aratro, il falcetto, il crivello, la vanga” che contrappone gli utensili dei contadini alla vanità annoiata delle classi agiate (quasi un invito a sporcarsi le mani ed “assaggiare” la vera fatica), il tutto con una ballata il cui testo è quasi uno scioglilingua.

“Mio fratello è Figlio Unico” rimane un disco essenziale nella discografia del cantautore nato in Calabria ma cresciuto a Roma. Le 8 canzoni che compongono l’album contengono tutti gli stati d’animo e temi poi approfonditi nei successivi lavori, in un misto di malinconia, denuncia sociale e ironia. Rino Gaetano continua ad essere tra i cantautori più amati e malgrado l’amara e prematura morte avvenuta il 2 giugno 1981 rimangono tracce indelebili del talento di un uomo del Sud, innamorato della sua terra e capace di scavare con innata intelligenza nell’animo di un Paese tuttora “diviso, più nero nel viso, più rosso d’amore”, come cantato qualche anno più tardi nella bellissima “Aida”.

Ma adesso basta parole, clicchiamo sul tasto “play” e godiamoci le note…buon ascolto!