Ecco la prima pillola di Architettura Brontese del 2018. Ci ricolleghiamo al discorso interrotto nell’ultimo articolo dell’anno scorso, dove abbiamo parlato di Tardo rinascimentale e di esempi come la Chiesa e Convento dei padri Cappuccini. In Quest’ultimo esempio mettevamo in evidenza come la fabbrica costruttiva cambiava rispetto al passato, a favore di una più produttiva e standardizzata realizzazione che abbassasse i costi e i tempi, a discapito di una qualità superiore di materiali e lavorazioni degli stessi che davano si pregio, ma necessitavano di disponibilità economiche ben più elevate. Nei principi architettonici questo passaggio si poneva di portare con se tutto il meglio della composizione raggiunta fino a quel momento, ma come detto nel precedente intervento, questo non puntava ad una innovazione stilistica limitandosi essenzialmente ad aver trasformato il metodo costruttivo. Questo che non aprendo ad un nuovo stile rendeva difficile l’integrazione nelle posizioni in cui sorgevano chiese e palazzi, spesso adiacenti a piazze e corsi del centro.

Osserviamo come questo pseudo stile tardo rinascimentale, che a bronte prenderà piede durante tutto l’800 e poi per i primi anni del ‘900, comincia ad influenzare anche la nuova comunità crescente delle classi sociali più alte a Bronte, e sia riuscito ad avere quello scatto necessario per adattarsi ed insinuarsi nella cultura generale e capace di resistere con forza e personalità fino a i giorni d’oggi.
Nel costruire edifici Sacri con modalità più economiche e sistematiche, si perdeva quello stile imponente e maestoso delle enormi basiliche o cattedrali, ma si puntava allo stesso tempo a spazi sempre più intimi ed accoglienti.
Con la diffusione di un ambiente più colto e aperto alle influenze esterne, Bronte come l’intero panorama siciliano assorbe, quale sua caratteristica migliore, i principi architettonici del passato adattandone con maestria e sperimentando sempre nuovi modi per rispondere alle proprie esigenze, realizzando opere degne con ingegno e risparmio.
Questo si traduceva in un avvicinamento tra edifici di culto ed edifici residenziali, infatti le residenze cominciavano a presentarsi come veri e propri stabili dove i Signori ed i propri servitori, svolgevano diverse mansioni ed avevano dunque bisogno di ambienti molto diversi tra loro, sia per pregio sia per funzione o dimensione, pertanto un modo economico di costruire e rivestire poi l’edificio risultava parecchio utile e risultava all’avanguardia per l’epoca, in quanto l’esterno si presentava molto ben coordinato con l’intorno. Questo era possibile grazie al fatto che un palazzo signorile nel centro del paese poteva nascere in due modi, il primo come nuovo ed allora si sfruttava al massimo le potenzialità di mostrarsi ad una piazza o aprirsi al paesaggio da balconi e terrazzi, il secondo modo era quello di inglobare diversi edifici esistenti(come succedeva per le chiese) rendendolo uniforme e il più vicino possibile al risultato desiderato.
Questa tipologia edilizia si rifaceva ad una volumetria semplice e funzionale, riprendendo più uno stile classico, se pur semplificato, abbandonando la vivacità delle curve barocche, per una più leggera composizione delle facciate.
Lo stile si caratterizza in una limitata sottolineatura dei contorni dell’edificio, permettendone l’utilizzo sia in piccole casette ( come ne troviamo spesso nelle campagne) fino ai palazzi di rappresentanza del centro, leggendo la struttura con lo stesso caratteristico tocco.
Un “BORDO” che segna gli angoli dell’edificio e delle aperture come una sorta di cucitura,( riferimento che ci riporta agli aspetti dell’artigianato) che grazie all’utilizzo dei materiali quali pietra lavica e/o calcarea che legano le superfici delle varie facciate, spesso dai colori vivaci, come tessuti ,creando trame che tengono insieme ed armonizzando il contesto, per lo stesso modo, o comunque simile, di operare.
Gli edifici più rappresentativi erano soliti sfruttare proprio queste cornici con lavori di pregio, quali bassi rilievi o sculture, (in questo modo si recuperava anche un pò di quell’influenza che il barocco aveva comunque impresso nello stile del tempo), e che ne elevavano prestigio e valore all’immobile oltre a rappresentarlo in modo migliore.
Troviamo lo stesso modo di trattare gli angoli e le cornici delle facciate anche nelle chiese della S.Annunziata e della chiesa Madre. Le due chiese infatti si presentano povere di decorazioni esterne fatta eccezione dei portoni di ingresso, esaltati da lavorazioni artigianali di alto pregio, per passare poi ad interni ricchissimi di decorazioni e ben più elaborate composizioni barocche, che nei luoghi sacri rimaneva ancora uno degli stili più affermati.
Questo doppio essere apparire/mostrarsi diventa un pò la forza dello stile, infatti si poteva scegliere come apparire all’esterno per poi stupire nel mostrare gli interni, nel trovare il giusto equilibrio tra questi due aspetti si ottenga sempre un effetto architettonico molto piacevole. Il percepire esternamente cosa potrebbe aspettarmi all’interno, pone la persona in uno stato di curiosità e aspettativa, che anche se solo in parte vengono riscontrate generano grande soddisfazione per gli occhi e le percezioni spaziali.

Lo stile si caratterizza infatti in una limitata sottolineatura dei contorni dell’edificio, rimarcando i vari piani e terrazzi esplicitando anche la composizione volumetrica interna. Si partiva da volumi e forme primitive come piccoli cubetti o parallelepipedi, spesso usati nelle campagne o per edifici di piccole dimensioni, fino ad insiemi anche complessi di più parti come nel centro storico dove troviamo i Palazzi Signorili appunto.
Questo tocco che riusciva con estrema semplicità e significativa incisività a far risuonare una soluzione come anello di congiunzione tra vecchio e “Nuovo” che si può ridurre graficamente in un segno che è proprio “IL BORDO” o incorniciatura che rimarca la volumetria. Fungeva da cornice di ogni singola parte dell’edificio, di diverse dimensioni atta a sottolineare ogni parte dell’edificio in base all’importanza che si voleva dare. Fatta con materiali Locali e pregiati quali la pietra lavica o quella calcarea(parte di pregio) lasciando porzioni di facciate così racchiuse da cornici che venivano poi intonacate (parte economica) con colori anche molto vivaci, creando parecchi scorci suggestivi, in quanto la presenza di colori simili o dissonanti tra loro, risultavano inseriti in un contesto molto più ampio in una sorta di griglia (ora 3d) di volumi colorati ma racchiusi dentro reti stilizzate da questo modo di costruire marcandone i bordi.

 

 

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