Nuovo appuntamento con la rubrica cinematografica che ci permette di viaggiare tra le pellicole ambientate in Sicilia. Il nostro socio Fabio Romano stavolta ci parla di “Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato” (1972), alla vigilia del “Giovedi Pro Loco” (evento riservato ai soci) che avrà come fulcro proprio la visione del film di Florestano Vancini. Buona lettura.

È un po’ difficile parlare del proprio paese senza rischiare di cadere in un coinvolgimento emotivo. Risulta forse eccessivamente audace accostare una storia dal tono provinciale a una molto più grande; perché “Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato” del 1972, assume quel tono censurabile sui canonici canali di divulgazione? Molti pensano per le scene cruente che sono descritte all’interno della pellicola (anche se lo stesso regista, Vancini le ha abbastanza ammorbidite rispetto a quello che accadde realmente). La vera e autentica violenza, semmai, si raggiunge nei dialoghi dello stesso film, che fanno intravedere come la sanguinosa rivolta brontese, sedata anch’essa con la massima efferatezza, abbia realmente assunto un punto cruciale nei precari equilibri tra la spedizione garibaldina che stava risalendo in Calabria e la nobiltà inglese da sempre regnante sul territorio. Forse se non ci fosse stato un coinvolgimento diretto dei Nelson, il Generale Nino Bixio non si sarebbe mai scomodato in quel rovente agosto del 1860, a precipitarsi nel borgo etneo e perpetuare un processo sommario con conseguente condanna a morte di cinque innocenti totalmente estranei ai fatti. Forse, è il caso di pensarlo, quel sacrificio è stato reso necessario per permettere che la campagna per l’unità d’Italia potesse proseguire con il consenso dei finanziatori occulti (i quali, si pensa siano stati i britannici) senza che quest’ultimi avessero minimamente intaccati i loro interessi. Questo, ancora a distanza di 158 anni, non è stato mai del tutto chiarito.

Noi abbiamo avuto un giudizio ex abructo nell’anno 1860, quando in Sicilia non ci sono più i vicerè, ma Giuseppe Garibaldi in nome della libertà. Quale che possa essere la vostra sentenza, non è un onore per voi, uomini della nuova Sicilia, della nuova Italia, averci giudicati come ai tempi dei vicerè“. (discorso finale dell’Avv. Lombardo tratto dal film).